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Ecologia dello Spirito

 

La creazione 940x440

 Dio cerca l'uomo e offre Vita.

I VANGELI DELLA QUARESIMA

V domenica: La risurrezione di Lazzaro

Giotto , La risurrezione di Lazzaro, Cappella degli Scrovegni Padova

p. Rinaldo Paganelli

Giovanni 11,1-45 Gesù si commosse profondamente

Gesù sperimenta l’angoscia di fronte alla perdita dell’amico e sperimenta il turbamento davanti alla sua stessa vita, che lui sta per perdere proprio per fare vivere l’amico. Vuole dire che questo turbamento di fronte alla realtà della morte non è estraneo al cammino dell’uomo. Non è dunque strano se lo proviamo anche noi. Ma Gesù sta dalla nostra parte per condividere la nostra sofferenza e per sollecitarci alla fede. Dove l’uomo sperimenta la sua debolezza, lì la potenza di Dio diventa capace di manifestarsi. Nella croce di Cristo c’è la manifestazione della gloria di Dio. La risurrezione di Lazzaro è figura e anticipo della Pasqua, diventa sorgente di speranza per noi: dove esiste la fede, la morte non è in grado di distruggere l’esistenza dell’uomo.

Pioggia, grano, terra

Gesù andò per trarre fuori il morto dal sepolcro. Le sue lacrime furono come la pioggia, e Lazzaro come il grano, e il sepolcro come la terra. Egli gridò con voce di tuono e la morte tremò alla sua voce; Lazzaro si erse come il grano, usci fuori e adorò il Signore che lo aveva risuscitato (Efrem Siro).

Per il confronto personale o nel gruppo

  • Sei aperto alla vita piena?
  • Che cosa vuol dire per te vita nuova nello Spirito?
  • In questo tempo di tanti morti, quali pensieri ti abitano?

 IV domenica: Il cieco nato


p. Rinaldo Paganelli

Giovanni 9,1-41 Prima ero cieco, ora ci vedo

Il cieco sta facendo un cammino progressivo. Era partito dicendo: ‘Quell’uomo che si chiama Gesù’. Quindi sapeva il nome, cioè semplicemente l’umanità di Gesù che aveva incontrato. Adesso ai farisei risponde con qualche cosa di più impegnativo: ‘è un profeta!’. “Un profeta” è ancora vago, non si capisce che cosa voglia dire di preciso. Però vuole dire che un qualche legame con Dio deve avercelo. Non c’è dubbio che le sue parole sono umane, ma hanno una origine che è più grande dell’uomo, il profeta apre a qualche cosa di ulteriore. Il cieco non è in grado di affrontare la questione a livello teologico. Però ha fatto un’esperienza, l’incontro con Gesù ha cambiato la sua vita: “adesso ci vede”. Prima non sapeva nulla della vita, adesso è in grado di muoversi.

Per il confronto personale o nel gruppo

  • L’apparenza che peso ha nei tuoi giudizi?
  • In che cosa sai essere luce per gli altri?
  • Che sentimento suscita in te la guarigione del cieco?                                  

III domenica: La donna samaritana


Sieger Köder , La samaritana

p. Rinaldo Paganelli

Giovanni 4,5-42 Se tu conoscessi il dono di Dio

Per conoscere il dono di Dio, bisogna riuscire ad andare di là della conoscenza dei doni del mondo. Uno degli ostacoli al fatto che la parola di Dio produca frutto sono le preoccupazioni del mondo. Ci sono delle cose del mondo, che non sono cattive, anzi sono cose buone, però sono cose che riempiono lo spazio del cuore umano. Quando di spazio ce ne rimane poco o nulla, il dono di Dio viene abbandonato, non perché si decide di abbandonarlo, ma perché il posto è già occupato. Non ci sono delle decisioni esplicite e consapevoli per rifiutare il dono di Dio. Poichè le altre cose hanno una presa emotiva più forte, perché sono visibili e percepibili, il rischio è che occupino tutto lo spazio della coscienza, e quindi che l’uomo non abbia il tempo e la possibilità di fare spazio al dono di Dio.

Dammi da bere

Gesù domanda da bere e promette di dissetare. È bisognoso come uno che aspetta di ricevere, e abbonda come chi è in grado di saziare. “Se tu conoscessi, dice, il dono di Dio”. Il dono di Dio è lo Spirito santo. Quale acqua sta dunque per darle se non quella di cui è scritto: “È in te la sorgente della vita” (Sal 35,10).

Per il confronto personale o in gruppo

  • La lamentela verso Dio quando scatta?
  • In che modo oggi Dio dimostra il suo amore?
  • Qual è il dono di Dio per te?

II domenica: La Trasfigurazione

Sieger Köder , Trasfigurazione

p. Rinaldo Paganelli

Matteo 17,1-9: Mosè ed Elia conversavano con Lui

Sono importanti anche Mosè ed Elia, che sono la legge, i profeti e l’Antico Testamento, che vengono per parlare con Gesù. Mosè è il legislatore e il liberatore; Elia è il profeta e anche il taumaturgo Gesù parla con Mosè e con Elia, e nel dialogo con loro alla fine si riesce a comprendere meglio chi è Gesù. Gesù si può imparare a conoscere anche attraverso Mosè, perché Gesù è redentore ma anche legislatore; anche attraverso Elia, perché anche Gesù è un profeta e operatore di miracoli. Gesù, che non è solo uno che dice la Parola di Dio, ma è la Parola di Dio; non è uno che dà la legge, ma lui stesso è la legge; non è uno che fa i miracoli, ma è lui il miracolo grande, il segno dell’amore di Dio per noi; non è semplicemente uno che libera, ma è lui stesso la liberazione.

Per rimuovere lo scandalo della croce

La trasfigurazione del Signore senza dubbio mirava soprattutto a rimuovere dall’animo dei discepoli lo scandalo della croce, perché l’umiliazione della passione, volontariamente accettata, non scuotesse la loro fede, dal momento che era stata rivelata loro la grandezza sublime della divinità nascosta nel Cristo.

Per il confronto personale o in gruppo

  • Che cosa ti serve per diventare grande?
  • Come ti impegni a diffondere il vangelo?
  • Cosa trasmette di se stesso Cristo Gesù?

I domenica: Gesù tentato nel deserto

p. Rinaldo Paganelli

Matteo 4,1-11 Vattene satana

La tentazione di Gesù che racconta il Vangelo vuole esprimere essenzialmente questo: Gesù rifiuta la proposta di satana di costruirsi un’esistenza autonoma dove l’io diventi il criterio di tutto, ma preferisce e sceglie un’esistenza di relazione con Dio, di fiducia e di obbedienza. Satana propone a Gesù una cosa, che in fondo sarebbe comprensibilissima: che Gesù usi il suo potere a proprio vantaggio. Il bisogno, la fame, esprimono la necessità di una vita che Gesù potrebbe vivere per se stesso, attraverso l’uso del potere di Dio a proprio vantaggio. La risposta di Gesù è chiara: il bisogno dell’uomo è una realtà effettiva, ma non l’unica della sua vita. “Vivere” non significa solo soddisfare i propri bisogni, ma vuole dire: rispondere ad una parola di Dio che chiama. La vita è vocazione.

Una vita di lacci

La vita dei mortali è piena di lacci insidiosi. E poiché il nemico aveva teso dovunque queste reti e vi aveva fatto cadere tutti, fu necessario che venisse a infrangerle uno più forte e potente di lui per poter aprire la via a quelli che lo avrebbero seguito. Per questa ragione anche il Salvatore, fu tentato dal diavolo.

Per il confronto personale o in gruppo

  • Sai dare fiducia a Dio?
  • Come agisce la grazia di Dio in te?
  • Cosa aiuta ad affrontare le insinuazioni negative della vita?

 


CHRISTUS VIVIT
Esortazione Apostolica Postsinodale

Il 2 aprile 2019 è stata pubblicata l'esortazione apostolica postsinodale di Papa Francesco ai giovani e a tutto il popolo di Dio.

Qui di seguito l'intervista a suor Alessandra Smerilli, partecipante al Sinodo, che invita alla lettura.


Giovani, non siate sordi alla chiamata del Signore!

Messaggio di Papa Francesco per la 56a giornata di preghiera per le vocazioni.


 

"Prendete le nostre mani e camminiamo insieme". Sono le parole che il Card. Antonio Luis Tagle, Arcivescovo di Manila rivolge ai giovani durante il Sinodo.



viacrucis2018VIA CRUCIS
COLOSSEO, ROMA 30 marzo 2018

Papa Francesco ha voluto che le meditazioni della Via Crucis del Venerdì Santo, dove lui presiede, siano proposte da giovani donne e uomini. Qui di seguito l'introduzione a questa preghiera.

 

I testi delle meditazioni sulle quattordici stazioni del rito della Via Crucis di quest’anno sono stati scritti da quindici giovani, di un’età compresa tra i 16 e i 27 anni. Due, quindi, sono le principali novità: la prima non ha riscontri nelle edizioni del passato e riguarda l’età degli autori, giovani e adolescenti (nove di essi sono studenti del liceo di Roma Pilo Albertelli); la seconda consiste nella dimensione “corale” di questo lavoro, sinfonia di tante voci con tonalità e timbri diversi. Non esistono “i giovani”, ma Valerio, Maria, Margherita, Francesco, Chiara, Greta...

Con l’entusiasmo tipico della loro età hanno accettato la sfida che è stata proposta dal Papa all’interno di questo anno 2018, dedicato in generale alle giovani generazioni. Lo hanno fatto con un preciso metodo operativo. Si sono riuniti intorno a un tavolo e hanno letto i testi della Passione di Cristo secondo i quattro Vangeli. Si sono messi, pertanto, davanti alla scena della Via Crucis e l’hanno “vista”. Dopo la lettura, rispettando il tempo necessario, ognuno dei ragazzi si è espresso dicendo quale particolare della scena lo avesse colpito. E così è stato più semplice e naturale assegnare le singole stazioni.

Tre parole chiave, tre verbi, segnano lo sviluppo di questi testi: innanzitutto, come si è già accennato, vedere, poi incontrare, infine pregare.

Quando si è giovani si vuole vedere, vedere il mondo, vedere tutto. La scena del Venerdì Santo è potente, anche nella sua atrocità: vederla può spingere alla repulsione oppure alla misericordia e, quindi, ad andare incontro. Proprio come fa Gesù nel Vangelo, tutti i giorni, anche questo giorno, l’ultimo. Egli incontra Pilato, Erode, i sacerdoti, le guardie, sua madre, il Cireneo, le donne di Gerusalemme, i due ladroni suoi ultimi compagni di strada. Quando si è giovani ogni giorno si ha l’occasione di incontrare qualcuno, e ogni incontro è nuovo, sorprendente. Si invecchia quando non si vuole più vedere nessuno, quando la paura che rinchiude vince sull’apertura fiduciosa: paura di cambiare, perché incontrare vuol dire cambiare, essere pronti a rimettersi in cammino con occhi nuovi. Vedere e incontrare spinge, infine, a pregare perché la vista e l’incontro generano la misericordia, anche in un mondo che sembra sprovvisto di pietà e in un giorno come questo, abbandonato all’ira insensata, alla viltà e alla pigrizia distratta degli uomini. Ma se seguiamo Gesù con il cuore, anche attraverso il misterioso cammino della Croce. Allora possono rinascere il coraggio e la fiducia e, dopo aver visto ed essersi aperti all’incontro, sperimenteremo la grazia del pregare, non più da soli, ma insieme.

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Osate sentieri nuovi,
anche se ciò comporta dei rischi

Discorso di Papa Francesco ai giovani nell'incontro pre-sinodale...

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Rispondere alla VOCAZIONE  è rispondere ad una chiamata di libertà. Gesù Cristo, come dice San Paolo, ci ha liberati perchè restassimo liberi (Gal 5,1). 
C'è una bellisssima canzone di Gaber  dell'ormai lontano 1972 che ci aiuta a comprendere cos'è la libertà. Lui ci fa riflettere sul significato della libertà. Ci dice che libertà non è fare quello che si vuole ma è partecipazione Partecipazione alla vita dell'altro, del bene sociale, nella costruzione di una civiltà umana e fraterna.

 


Andrea Davide


da Corriere della Sera 1 giugno 2017

Alessandro D’Avenia:
UNA SCELTA D'AMORE

di Daniela Monti

«Ancora adesso, a quarant’anni anni, mi sorprende il modo in cui i miei genitori mi dimostrano che per loro sono importante. Questo mi dà una forza che nessuno può togliermi», dice Alessandro D’Avenia e racconta
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Senza la macchina, senza i soldi, ma a testa alta!

"...Voi siete la ricchezza del Messico, voi siete la ricchezza della Chiesa. Permettetemi di dirvi un’espressione della mia terra: no les estoy “sobando el lomo” – non vi sto “lisciando il pelo”, non vi sto adulando! E capisco che molte volte diventa difficile sentirsi la ricchezza quando ci troviamo continuamente esposti alla perdita di amici e di familiari nelle mani del narcotraffico, delle droghe, di organizzazioni criminali che seminano il terrore. E’ difficile sentirsi la ricchezza di una nazione quando non si hanno opportunità di lavoro dignitoso..."

Clicca qui per leggere il discorso che Papa Francesco ha fatto ai giovani nel suo viaggio in Messico.


L'ascolto, origine di ogni vocazione

Bose monaco in ascolto"Non è facile vivere nel vuoto creato dalla superficialità del nostro tempo.
Senza vita interiore, senza uno scopo e senza un significato l'individuo è in balia di tante fatue impressioni passeggere,
è indifeso di fronte a ciò che può aggredirlo dal di fuori o dal di dentro".

CLICCA QUI
per proseguire la lettura dell'articolo di Nico dal Molin (Rogate Ergo, gennaio 2016)

 

 


Riportiamo una pagina dal sito di Tv2000 con dei video di storie di Vita Consacrata

Il respiro di Dio

Serie di 10 documentari che raccontano le esistenze di uomini e donne che hanno deciso di consegnarsi ai bisogni e alle necessità del prossimo attraverso la scelta della vita consacrata.

Nelle loro storie, molte delle quali incastonate nelle periferie del mondo amate da Papa Francesco, si incontra un’umanità ferita, spesso in condizione di grande povertà, consolata dalla prossimità di eroi per caso, profeti e testimoni della Misericordia di Dio.
Sono religiosi che con la propria vita fanno sentire l’alito di un Dio che partecipa alle sofferenze, alle gioie e ai dolori degli uomini, in terre difficili come nelle metropoli abitate da solitudini e contraddizioni culturali. Da Padre Alessandro Coniglio, francescano della Custodia della Terra Santa a Suor Laura Girotto, missionaria salesiana nella regione del Tigray, nel Nord dell’Etiopia, da Marilena Civetta, giovane psicoterapeuta appartenente all’Ordo Virginum a Suor Almudena, benedettina approdata nel monastero di clausura di Santiago, si scopre un mondo fatto di persone che, senza idealismi e molte imperfezioni, testimoniano un modo diverso di fare, agire e costruire.
Africa, Medio Oriente, Europa, Asia sono gli scenari di storie fatte di concretezza e pochi idealismi. Non solo il racconto di vocazioni religiose, ma anche la rappresentazione di una realtà cambiata dall’impegno e dalla fede del consacrato e dal suo rapporto con la comunità di appartenenza.

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Bartimeo

yo soy la luz 3Papa Francesco, nell’omelia della Messa in conclusione del Sinodo della Famiglia domenica 25 ottobre, ha commentato il brano di Bartimeo (Mc 10,46-52). È una lettura molto bella dell’incontro che Gesù fa con questo uomo, seduto ai bordi della strada. Lasciamoci provocare dalle domande che emergono.

Gesù è appena uscito da Gerico. Nonostante abbia appena iniziato il cammino più importante, quello verso Gerusalemme, si ferma ancora per rispondere al grido di Bartimeo. Si lascia toccare dalla sua richiesta, si fa coinvolgere dalla sua situazione. Non si accontenta di fargli l’elemosina, ma vuole incontrarlo di persona. Non gli dà né indicazioni né risposte, ma pone una domanda: «Che cosa vuoi che io faccia per te?» (Mc10,51). Potrebbe sembrare una richiesta inutile: che cosa potrebbe desiderare un cieco se non la vista? Eppure, con questo interrogativo fatto “a tu per tu”, diretto ma rispettoso, Gesù mostra di voler ascoltare le nostre necessità. Desidera con ciascuno di noi un colloquio fatto di vita, di situazioni reali, che nulla escluda davanti a Dio. Dopo la guarigione il Signore dice a quell’uomo: «Latuafede ti ha salvato» (v. 52). È bello vedere come Cristo ammira la fede di Bartimeo, fidandosi di lui. Lui crede in noi, più di quanto noi crediamo in noi stessi.

C’è un particolare interessante. Gesù chiede ai suoi discepoli di andare a chiamare Bartimeo. Essi si rivolgono al cieco usando due espressioni, che solo Gesù utilizza nel resto del Vangelo. In primo luogo gli dicono: “Coraggio!”, con una parola che letteralmente significa “abbi fiducia, fatti animo!”. In effetti, solo l’incontro con Gesù dà all’uomo la forza per affrontare le situazioni più gravi. La seconda espressione è “Alzati!”, come Gesù aveva detto a tanti malati, prendendoli per mano e risanandoli. I suoi non fanno altro che ripetere le parole incoraggianti e liberatorie di Gesù, conducendo direttamente a Lui, senza prediche. A questo sono chiamati i discepoli di Gesù, anche oggi, specialmente oggi: a porre l’uomo a contatto con la Misericordia compassionevole che salva. Quando il grido dell’umanità diventa, come in Bartimeo, ancora più forte, non c’è altra risposta che fare nostre le parole di Gesù e soprattutto imitare il suo cuore. Le situazioni di miseria e di conflitto sono per Dio occasioni di misericordia. Oggi è tempo di misericordia!

Ci sono però alcune tentazioni per chi segue Gesù. Il Vangelo di oggi ne evidenzia almeno due. Nessuno dei discepoli si ferma, come fa Gesù. Continuano a camminare, vanno avanti come se nulla fosse. Se Bartimeo è cieco, essi sono sordi: il suo problema non è il loro problema. Può essere il nostro rischio: di fronte ai continui problemi, meglio andare avanti, senza lasciarci disturbare. In questo modo, come quei discepoli, stiamo con Gesù, ma non pensiamo come Gesù. Si sta nel suo gruppo, ma si smarrisce l’apertura del cuore, si perdono la meraviglia, la gratitudine e l’entusiasmo e si rischia di diventare “abitudinari della grazia”. Possiamo parlare di Lui e lavorare per Lui, ma vivere lontani dal suo cuore, che è proteso verso chi è ferito. Questa è la tentazione: una “spiritualità del miraggio”: possiamo camminare attraverso i deserti dell’umanità senza vedere quello che realmente c’è, bensì quello che vorremmo vedere noi; siamo capaci di costruire visioni del mondo, ma non accettiamo quello che il Signore ci mette davanti agli occhi. Una fede che non sa radicarsi nella vita della gente rimane arida e, anziché oasi, crea altri deserti.

C’è una seconda tentazione, quella di cadere in una “fede da tabella”. Possiamo camminare con il popolo di Dio, ma abbiamo già la nostra tabella di marcia, dove tutto rientra: sappiamo dove andare e quanto tempo metterci; tutti devono rispettare i nostri ritmi e ogni inconveniente ci disturba. Rischiamo di diventare come quei “molti” del Vangelo che perdono la pazienza e rimproverano Bartimeo. Poco prima avevano rimproverato i bambini (cfr10,13), ora il mendicante cieco: chi dà fastidio o non è all’altezza è da escludere. Gesù invece vuole includere, soprattutto chi è tenuto ai margini e grida a Lui. Costoro, come Bartimeo, hanno fede, perché sapersi bisognosi di salvezza è il miglior modo per incontrare Gesù.

E alla fine Bartimeo si mette a seguire Gesù lungo la strada (cfr v. 52). Non solo riacquista la vista, ma si unisce alla comunità di coloro che camminano con Gesù.

Bartimeo, i discepoli… e TU?


Un racconto che apre alla bellezza della gratuità per costruire relazioni e continuare il mistero della creazione.


Alessandro D'Avena nella festa salesiana dei giovani...


Ci sono momenti nella vita in cui sembra di non farcela, sembra che i problemi siano insuperabili. E' il momento di guardare con gli occhi di Dio il frammento che ci è dato da vivere.
San Giovanni XXIII con la preghiera-poesia "Solo per oggi",  può aiutarci. 

 


Solo Per Oggi...

Solo per oggi crederò fermamente,
nonostante le apparenze contrarie,
che la Provvidenza di Dio si occupi di me
come se nessun altro esistesse al mondo.

Solo per oggi cercherò di vivere alla giornata
senza voler risolvere i problemi della mia vita
tutti in una volta.

Solo per oggi farò almeno una cosa
che non desidero fare,
e se mi sentirò offeso nei miei sentimenti,
farò in modo che nessuno se ne accorga.

Solo per oggi avrò la massima cura del mio aspetto:

vestirò con sobrietà,
non alzerò la voce,
sarò cortese nei modi, non criticherò nessuno,
non cercherò di migliorare o disciplinare nessuno
tranne me stesso.

Solo per oggi sarò felice nella certezza
che sono stato creato per essere felice
non solo nell'altro mondo,
ma anche in questo.

Solo per oggi mi adatterò alle circostanze,
senza pretendere che le circostanze
si adattino ai miei desideri.

Solo per oggi dedicherò dieci minuti del mio tempo
a sedere in silenzio ascoltando Dio,
ricordando che come il cibo è necessario alla vita del corpo,
così il silenzio e l'ascolto
sono necessari alla vita dell'anima.

Solo per oggi, compirò una buona azione
e non lo dirò a nessuno.

Solo per oggi mi farò un programma:
forse non lo seguirò perfettamente, ma lo farò.
E mi guarderò dai due malanni:
la fretta e l'indecisione.

Solo per oggi non avrò timori.

Posso ben fare per 12 ore ciò che mi sgomenterebbe
se pensassi di doverlo fare tutta la vita.

 

ALMANACCO LITURGIGO

 
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