Il Carisma del Nuovo Istituto

campanile s domenicoLeopoldina si sentiva fortemente attratta alla solitudine, alla contemplazione e passava lungo tempo in preghiera rubandolo spesso al sonno. Fu favorita da Dio di doni particolari di grazia che portarono l’unione con lui fino a raggiungere l’unione mistica.

Contemporaneamente vedeva le necessità dei suoi tempi, alle quali volle venire incontro con la sua particolare ispirazione, secondo il suo specifico carisma, si direbbe così oggi.
Leopoldina, rifacendosi all’esperienza della vita di Corte e ai contatti avuti con i ceti più elevati della società del suo tempo, si era convinta che solo una seria base di cultura e di convinzioni cristiane avrebbe permesso di superare i pericoli e le contraddizioni cui era esposta la società di allora, specie la donna. Pericoli di frivolezza, di noia, di alienazione e di insensibilità verso gli umili, come pure di inferiorità nei confronti dell'uomo.
Per questo aprì un educandato per le fanciulle nobili e socialmente distinte, non solo di Verona, ma anche delle città del regno Lombardo-Veneto.
Accanto all’educandato, apre anche delle scuole esterne gratuite per le fanciulle prive di mezzi. Non contenta di questo, fa dei suoi conventi case di accoglienza, dove ragazze e signore possono avere incontri formativi, esercizi spirituali e dove le ragazze trovano sereno svago nell’oratorio, insieme ad una forte educazione alla fede.
Inoltre vuole che le sue Suore partecipino alla pastorale parrocchiale con catechesi, preparazione ai sacramenti, incontri di formazione e assistenza privata.

Leopoldina e le sue figlie educarono e formarono generazioni di fanciulle e ragazze alla fede cristiana e alle virtù umane.
Abbiamo una testimonianza coeva del Padre Antonio Bresciani della Compagnia di Gesù, in una lettera scritta il 3 febbraio 1838, alla contessa Teresa Boschetti. “Ho pensato, adunque, e perciò ne scrivo a V.E., che l’Istituto della Sacra Famiglia, nato alcuni anni or sono a Verona, potrebbe soddisfare il genio italiano ed appagare i desideri dei buoni, con una savia, erudita, disinvolta e religiosa educazione. Loro istitutrice fu la signora Leopoldina Naudet, che nei suoi più giovani anni era camerista di S.A.I. l’Arciduchessa Marianna, donna di grande spirito, di finissima cultura e di tanta pietà, che si stanno compilando le memorie della sua vita per mandarle a Roma. Questa Signora cresciuta in Francia e vissuta a lungo nella Corte imperiale, unì la gentilezza dei modi a quella modesta gravità, ch’è propria della nobile nazione tedesca. Di qui questo doppio spirito è penetrato nella sua educazione; ed io il quale credo che le giovani così formate, in punto d’ottima condotta domestica, siano le migliori d’Europa, avrei piacere che questo genere di istruzione si propagasse in Italia”.
Leopoldina morì il 17 agosto 1834 all'età di 61 anni, da santa, come santa fu tutta la sua vita. L’abate Giuseppe Venturi, nel discorso commemorativo tenuto nel primo anniversario della morte, si chiedeva: “E che pretenderò adunque io? Che Leopoldina venga riconosciuta qual santa? Certo questo sarebbe la voce di quanti la conobbero, di tante persone beneficate, di coloro che ricevettero soccorso con i consigli, le istruzioni, le orazioni; di tanti genitori le cui figlie vengono qui a educarsi, a santificarsi: della città tutta che la proclama come santa”. (Orazione nei solenni funerali di anniversario, pp. 44-45   Milano, presso Vincenzo Ferrario, 1836).

Le sue figlie ne raccolsero amorosamente l’eredità e ancor oggi sono presenti, col loro dinamismo apostolico, nella nostra Diocesi, in altre parti d’Italia ed anche in terra di missione, dove portano il nome di Verona accanto a quello di Leopoldina. Ma soprattutto portano il loro carisma di carità e di liberazione umana e cristiana alle giovani e alle donne, perchè assumano l’impegno e le responsabilità nel mondo d’oggi, non meno difficile e problematico di quello che conobbe Leopoldina.


ALMANACCO LITURGIGO

 
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